Il Cammino Jacopeo d’Anaunia in bici MTB

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Cari amici, nell’anno da poco terminato, abbiamo ricevuto il primo racconto del Cammino Jacopeo percorso in Mountain Bike.
Ringraziamo Roberto per avercelo inviato ed ecco il testo del racconto.
Donato

 

IL MIO CAMMINO JACOPEO D’ANAUNIA IN BICI (MTB MUSCOLARE!)

 

Dopo averlo percorso più volte a piedi, mi sono ripromesso di verificarne la percorribilità con la bici pianificando di evitare i tratti che pur affrontabili da un ciclista allenato, non sono raccomandabili al pedalatore “medio”. Da qualche anno è infatti esplosa la “moda” della bicicletta a pedalata assistita, mezzo che permette anche a persone non particolarmente allenate di intraprendere percorsi di media-lunga-distanza (batterie permettendo). E quindi perché no un Cammino Jacopeo d’Anaunia in rampichino?
Il Cammino Jacopeo l’ho percorso in bici compiendolo in tre tappe non consecutive e rientrando nella Rotaliana, dove vivo, quotidianamente. Per ogni tappa sono ripartito sempre dalla Rotaliana avvicinandomi al punto terminale precedente. Il trasferimento verso Sanzeno, luogo di inizio del Cammino Jacopeo, è avvenuto lungo la strada statale dopo aver raggiunto Dermulo con la ferrovia Trento-Malè, mezzo che, al bisogno, può essere utilizzato anche per il rientro. Un’avvertenza: per facilitare l’illustrazione del mio percorso ho seguito quello scandito dalla guida ufficiale curata dall’Associazione Anaune Amici del Cammino di Santiago anche se, ovviamente, con la bici, il percorso risulta più “veloce” e quindi percorribile in un tempo più ridotto. Con la mtb elettrica (la mia è una bici ancora muscolare) da un lato si sarebbe agevolati in alcuni tratti di salita, ma aumenterebbero forse le difficoltà (per via del peso supplementare della bici elettrica) nel breve tratto di discesa successivo alla “piazzola elicottero” (vedi 4^ tappa).

1^ tappa: Sanzeno – Senale
Da Sanzeno, preso atto che il sentiero per Salter non è praticabile con la MTB e per evitare la SS 43, ho seguito le stradine interne del paese sbucando poco prima del parcheggio del Museo retico, percorrendo il breve tratto del tracciato fino all’imbocco per il leç…da lì però non c’è scampo e bisogna per forza seguire la strada statale, ma solo per mezzo km; da qui, a destra, alla fine del tornante ho imboccato la strada interpoderale che si inerpica verso Malgolo (tracciato molto ripido ma cementato e pedalabile); ho quindi attraversato l’abitato di Malgolo ed imboccato la pista ciclabile dell’Alta Val di Non che inizia proprio all’uscita del paesino (sulla curva di fronte alla segheria).
Questo tracciato, non impedisce (ma è necessaria un’apposita deviazione) di raggiungere il paese di Salter; altrimenti, passando per Malgolo e dopo un tratto di pista ciclabile si arriva al ponte di legno che funge da sovrappasso della SS 43 e dove si incrocia il tracciato ufficiale del Jacopeo (proveniente da Salter); da qui fino al paese di Fondo si segue sempre la pista ciclabile asfaltata dell’Alta Val di Non.
Dopo Fondo si segue ancora pedissequamente il tracciato jacopeo senza incontrare particolari difficoltà per la pedalata, fatta eccezione per qualche brevissimo tratto sconnesso e ripido posto tra gli abitati di Tret e di San Felice, prima del Santuario della Madonna di Senale.

2^ tappa: Senale – Marcena di Rumo
Dal santuario in poi si ricalca il tracciato ufficiale del Cammino Jacopeo, che ho però abbandonato dopo i Masi Urban per seguire, in luogo del sentiero, la strada forestale (in falso piano e poi in discesa) che porta al rifugio Arnica (Comune di Castelfondo); da lì si svolta a dx (abbondante segnaletica) e si risale verso Nord sulla forestale (la prima parte, quella ripida, è asfaltata) diretti verso la “croce del barba”,che però non si raggiunge, incrociando poco prima il tracciato Jacopeo che, appunto, era stato abbandonato qualche chilometro prima (poco dopo i Masi Urban). Da qui in avanti non ho trovato alternative ma i tratti nei quali sono dovuto scendere dalla bici sono stati pochi (poco più di un km complessivamente) anche se il percorso è tutto nel bosco e su sentiero con gli inevitabili piccoli ostacoli (sassi, radici, “paludele”,…) che rendono quel tratto particolarmente divertente per gli amanti del MTB.

3^ tappa: Marcena di Rumo – S. Romedio
La tappa è interamente percorribile con la MTB. Per una mia scelta logistica l’ho percorsa in senso contrario partendo da Dermulo, raggiunto con la ferrovia Trento – Malè. Da lì in bici fino a Sanzeno rimanendo su strada statale 43 fino all’incrocio con la strada verso Casez. Poi scendendo per la valle della Novella passando a fianco dell’eremo di San Biagio (dove ho intravvisto dei pellegrini a piedi) e risalendo nel senso inverso si raggiunge Marcena di Rumo senza problemi di pedalabilità.

3 bis^ tappa: Rumo – Terzolas (con stop a Cis)
Da Rumo in poi nessun problema per chi vuole fare il percorso in MTB. Ho concluso il percorso a Cis, “testando” il nuovo tratto da Bevia (capoluogo del comune di Bresimo) in poi …modificato causa i danni conseguenti a Vaia e recentemente puntualmente segnalato dai volontari dell’associazione Amici del Cammino. Da Cis, nonostante la presenza di alcuni brevi tratti di sentiero stretto, si può pedalare fino a Terzolas quasi sempre in sella al rampichino.

4^ tappa: Terzolas – Cles
Da Terzolas a Caldes e nessun problema fino a Cavizzana. Da qui, invece di seguire il cammino sul sentiero delle Crozze, impraticabile con la MTB, ho proseguito sulla strada forestale (un breve tratto è asfaltato), in certi punti ripida al limite del pedalabile che a circa quota 1000, si sovrappone ad una ben più comoda strada (da dove verrà quest’ultima?) posta al servizio di masi (alcuni dei quali ristrutturati) e dei prati ben curati, la quale porta alla “piazzola dell’elicottero”, seguendo il tracciato ufficiale jacopeo.
Ovviamente da quel punto, sia nei tratti di discesa che di risalita, salvo fare acrobazie, è necessario procedere a piedi con il MTB a fianco per circa 5/600 metri fino all’imbocco della parte terminale della forestale, che permette di ritornare (anche se per il primo tratto faticosamente) in sella. Da lì in poi fino a Caltron, il percorso jacopeo è percorribile quasi tutto con MTB (salvo qualche brevissimo tratto in discesa verso quota 900 sul “senter dei gropi”). Quest’ultimo tratto si potrebbe anche evitare, allungando un poco il percorso, con una deviazione su strada forestale.

5^ tappa: Cles – Flavon
La V^ tappa risulta interamente ciclabile in quanto si sovrappone quasi tutta a strade provinciali, comunali e interpoderali asfaltate con le due uniche eccezioni della breve rampa selciata (evitabile) per raggiungere Castel Nanno ed un brevissimo tratto (altrettanto evitabile) di capezzagna in un altro punto.

6^ tappa: Flavon – Vigo di Ton (con stop al Cressino)
A Flavon inizia la VI^ tappa. Il percorso, pur svolgendosi in gran parte nel piano del Contà, in realtà è abbastanza nervoso e presenta ampi tratti di sterrato (sentiero del leç) con la salita al punto più elevato (poco sopra gli 800 mt) dell’eremo di S. Pancrazio (Campodenno).
Da qui, se si vuole seguire il cammino segnalato è necessario prestare particolare attenzione in quanto la discesa avviene per un primo tratto lungo uno stretto sentiero non particolarmente adatto alla bicicletta.
L’alternativa è rappresentata dalla forestale (pavimentata) che scende verso Campodenno e che permette poco dopo di incrociare di nuovo il sentiero del leç. che percorso verso sud ci fa ritrovare la segnaletica del cammino jacopeo. Da qui giù in picchiata verso Lover e la frazione di Segonzone e quindi in forte discesa asfaltata verso Castel Belasi (fresco di restauro). Per riprendere il percorso Jacopeo, dal castello è quindi necessario ripercorrerlo a ritroso per un breve tratto in salita e individuata a sinistra la classica tabella segnaletica, si segue una carrareccia parzialmente sterrata un poco ripida nella parte centrale ma altrettanto ciclabile che sbuca direttamente nella frazione di Cressino.
Per completare la tappa avrei dovuto raggiungere la vicinissima stazione della Tn Malè, salire sul primo treno per scendere alla stazione di Masi di Vigo chiudendo il tal modo il giro ad anello……ma ho preferito tornare a casa con i miei mezzi.
Nei giorni successivi per concludere la tappa, ho ripreso la mia MTB partendo dalla Rotaliana e mi sono avvicinato all’ultimo tratto della VI^ tappa (Flavon – Vigo di Ton) salendo dalla Rocchetta; da qui lungo la vecchia statale ora poco trafficata ed indicata anche come “pista ciclabile”, si incrocia il cammino al bivio per Vigo di Ton (trattoria Emiliana) e da quel punto in avanti si segue fedelmente il percorso Jacopeo segnalato fino a Vigo di Ton. In questo tratto della VI^ tappa, ci sono però alcuni punti di sterrato che meritano qualche prudenza nella fase di discesa.

7^ tappa: Vigo di Ton – San Romedio
Da Vigo di Ton, sempre seguendo il percorso ufficiale, si pedala l’intera VII^ ed ultima tappa (quindi fino al Santuario di S. Romedio); per questo tratto segnalo due brevissime deviazioni ciclistiche rispetto al percorso ufficiale del cammino:
– dopo l’uscita in discesa da Dardine, nella risalita verso Mollaro anziché deviare per Tuenetto dove il sentiero presenta qualche tratto difficoltoso per la bici (con raccordo alla provinciale di fronte alla miniera S. Romedio), il ciclista preferisce rimanere sulla strada carrozzabile per riprendere il percorso ufficiale all’incrocio (rotonda) con la strada per Torra;
– dopo il lago di Tavon, per scendere al santuario di S.Romedio, anziché imboccare il sentiero che presenta tratti ripidi e scalinati, anche per non disturbare eventuali pedoni, è preferibile seguire la stradina sterrata che indica per Tavon per staccarsene a dx al primo incrocio ben segnalato per S. Romedio e quindi restare sempre sulla strada forestale senza invadere il sentiero pedonale.

7^ tappa variante naturalistica: Vigo di Ton – San Romedio
Questo tragitto, il più impegnativo che gli ideatori dell’Associazione Anaune Amici del Cammino di Santiago hanno previsto debba essere affrontato a piedi in due tappe, se percorso in rampichino può essere “pedalato” in una giornata (tenuto conto anche del tempo necessario per raggiungere il punto di partenza e per chiudere il giro). Per rendere ciclabile la tappa è però necessaria una variazione del tracciato. Infatti se il primo tratto dopo Vigo di Ton segue fedelmente la segnaletica del Jacopeo fino a Castel Thun, a questo punto si deve affrontare una strada tra i frutteti, ripida, asfaltata per un primo breve tratto, poi sterrata ma con qualche tratto cementato ma molto ben segnalata. La forestale risulta pressoché parallela – ma un poco più in quota – al sentiero jacopeo “pedonale”; percorre l’intera val Marzana fino a sfiorare la malga di Vervò ed intercetta nuovamente il tracciato ufficiale Jacopeo poco prima di Vervò. Di lì in avanti anche con la bici da montagna è possibile seguire i segnavia del cammino Jacopeo senza particolarità difficoltà tecniche, fatto salvo il bypass suggerito nella 7^ tappa nei pressi del santuario.

Conclusioni
Dopo questa esperienza posso concludere che il bel cammino Jacopeo della Val di Non, con le varianti suggerite in questo “diario” sia percorribile anche in MTB (specie se a pedalata assistita) sempre nel rispetto delle regole di chi è abituato mediamente a camminare (o a pedalare) per tratti anche lunghi: prudenza, un po’ di allenamento e senza mai sottovalutare la situazione. Il punto più critico, per il quale non ho però saputo trovare un’alternativa “ciclabile” è il breve tratto in quota (intorno a quota 1150) posto tra Cavizzana – Caltron a partire dal segmento che parte dalla piazzola dell’elicottero scende e risale fino alla strada forestale che porta a S Antonio sul versante noneso.
Ringrazio ancora i volontari dell’associazione Amici del Cammino di Santiago che hanno ideato e che curano il bel percorso del sentiero Jacopeo d’Anaunia.

Roberto
Dicembre 2020

Il file pdf del diario può essere scaricato cliccando qui oppure visitando la pagina del nostro sito dedicata ai diari cliccando qui.

 

 

 

 

 

 

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