La Guida del Cammino presentata da Franco Panizza

Viviamo un’epoca in cui la forma di movimento abituale è la corsa. Abbiamo sempre ingranata la quinta marcia, se non addirittura la sesta. Ci spostiamo in un attimo, o persino in un click, da un luogo all’altro, da una città all’altra, ovunque. Spesso spinti dalla necessità reale o presunta di arrivare prima, incalzati da un senso di fiato sul collo. Nel vortice di questo turbinio tentiamo di catturare un’impressione, un’immagine, il suono di una voce, una bella forma, l’espressione di un viso. Frammenti di mondo che qualche volta, raramente a dire il vero, cerchiamo di imprimere nella mente. Frammenti di mondo che più spesso immagazziniamo nelle avanzatissime memorie di videocamere, apparecchi fotografi ci, computer, cellulari. Li conserviamo per essere sempre in grado, nel caso ce lo ricordassimo, di sfoderarli al momento del bisogno. È evidente che in questo disarmonico turbinio, qualcosa si perde. Svanisce il gusto per la scoperta vera, quella che nasce dalla ricerca, non dal caso. Impallidisce la capacità di imparare a conoscere un luogo, rovistando pazientemente tra i suoi segreti, i suoi tesori. Si perde l’empatia, la capacità di sintonizzarsi con una terra, le sue tradizioni, il suo spirito. Azioni che non vivono il ritmo sincopato della modernità, si svolgono lente. Azioni dal ritmo lento che erano nelle corde dei nostri antenati. Erano l’essenza del viaggio dei pellegrini alla ricerca della fede e di sé. Azioni lente a cui siamo disabituati, ma che possiamo riscoprire perché ancora sono da qualche parte, sedimentate nel nostro DNA culturale. Ecco dunque che un’iniziativa come il “Cammino d’Anaunia”  è preziosa per rimettere a fuoco molte cose. Consente di riscoprire pezzi del nostro patrimonio artistico-culturale da cui in genere ci lasciamo appena sfi orare. Le chiese, i tesori artistici, i paesaggi, i sentieri della Valle di Non. Tutto questo assume un nuovo significato se lo si conosce (o riconosce) attraverso un percorso di pellegrinaggio, per sua natura riflessivo, pacato, lento. Consente di guardare con un nuovo sguardo, più consapevole, più rispettoso, alle tradizioni e agli usi di una terra, sedimentate nel corso dei secoli. E permette soprattutto di riscoprire dentro di noi lo spirito con cui osservare questi tesori: un spirito forse meno moderno o postmoderno, ma sicuramente più umano. La Valle di Non si riconferma un territorio di crescita culturale, artistica e umana per i suoi abitanti e per tutti coloro, trentini e non, che desiderano visitarla. Desidero dunque ringraziare di cuore l’Associazione “Anaune Amici del Cammino di Santiago” per questa iniziativa in grado di restituirci luoghi bellissimi e una parte spesso assopita di noi stessi. 

Franco Panizza

Assessore alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento